Con “KAPPUKEKI” Emanuele Fusi distrugge l'idealizzazione dell'Oriente. Recensione del libro a cura di Fabio Traverso
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Register freeCon “Kappukeki” (Connessioni ,2026) l’avvocato Fusi conclude la sua “trilogia del viaggio” iniziata con “il fiume degli spiriti” ambientato in Laos e “Notte ad Addis” di ambientazione etiope .Il protagonista dei libri di Fusi è, sostanzialmente , sempre lo stesso personaggio , un italiano espatriato all’estero, un uomo dal carattere irrisolto ed irresoluto che nel viaggio esotico ricerca una qualche soluzione ai suoi problemi esistenziali.In Kappukeki il teatro della sua disavventura torna ad essere l’estremo oriente , in questo caso il Giappone dei templi e delle cerimonie shintoiste.Va ricordato che nel dopoguerra il viaggio inteso come evasione è divenuto , da Chatwin a Osborne, un topos dell’uomo di cultura occidentale e delle sue contraddizioni.Ulteriore topos è stata l’idealizzazione dell’estremo oriente e dei suoi abitanti immaginati come un contraltare dei mali dell’Europa e dell’occidente: laddove in occidente regnerebbero religioni intolleranti e sessuofobiche in oriente dovrebbe vigere, secondo lo stereotipo, una spiritualità profonda e tollerante, anche nei confronti della sessualità, laddove l’occidente venera il profitto , il conformismo e il carrierismo in oriente si sarebbero imposti valori ben diversi, la mitezza, la bontà e la spiritualità, del resto questo stereotipo sembra aver pervaso anche la letteratura e il cinema di evasione , si veda la figura del saggio Miyagi nella saga di “Karate kid”.

